Grovigli di Petra

Parole, letture, ricordi, racconti, passioni e pensieri

Recensione “Il Diavolo veste Prada 2”. Ne avevamo bisogno?

Avete presente il rumore di un tosaerba all’alba di domenica? Non puoi ignorarlo: è invasivo, finisce per coprire tutto il resto. Ecco, per me il sequel de “Il Diavolo veste Prada” è stato esattamente questo.

Sono entrata in sala cercando di non pensare al primo film. Ma era impossibile: lo avevo ancora addosso, quasi iniettato nelle vene. L’ombra di quel gigante era lì, inevitabile, alle mie spalle. Un po’ come quando aspetti con impazienza un brindisi memorabile e ti ritrovi con un bicchiere in cui le bollicine ci sono, ma stanno già scappando.

Ed è qui che il film prova a fare qualcosa di diverso.

Runway guarda avanti: è immersa nel digitale, in linguaggi veloci che non sempre sembrano appartenere a Miranda. Lei, che ha attraversato epoche, tendenze e rivoluzioni della moda, resta ancorata a una visione più rigorosa, quasi a difesa di un’idea di editoria che oggi vacilla. Il film prova a raccontare proprio questo: la fatica di restare autorevoli in un mondo che premia la velocità più della profondità, anche quando si parla di moda.

E fin qui, tutto interessante.

Quello che invece mi ha davvero destabilizzato è stato il doppiaggio. Voci diverse, intonazioni estranee, che non si incastrano con i personaggi che avevo custodito nella memoria. Il carisma di Miranda — e persino quello del suo assistente — sembra smorzato, come se qualcosa non tornasse mai del tutto.

Se per Miranda la voce è formalmente la stessa ma appare diversa, per gli altri personaggi principali il cambiamento è ancora più evidente: voci nuove o profondamente modificate che rompono la continuità con il primo film.

Miranda non è più quella di un tempo, ok: è stanca, più trattenuta, a tratti persino più umana. Eppure la sua grinta, la sua arroganza, sono ancora lì — sepolte sotto un tappeto pieno di polvere, coperte da una voce che appesantisce ogni parola, tradisce il ricordo del personaggio, non apre alla nuova versione di Miranda.

Le voci, diverse e distanti, diventano una presenza costante, quasi invasiva: un sottofondo che disturba e finisce per coprire tutto il resto. Fanno storcere il naso e sovraccaricano un bagaglio già pieno di ricordi e aspettative.

Sono uscita dal cinema con una sensazione ambivalente: da una parte un film che prova ad aggiornarsi e a dire qualcosa sul presente; dall’altra, l’impossibilità di smettere davvero di confrontarlo con ciò che è stato.

E alla fine resti lì, con quel bicchiere in mano: le bollicine non sono del tutto sparite ma non bastano a farti brindare davvero.

Visioni…

Colori…

Tre nomi, un mistero da risolvere: Sherlock, Lupin e io

Tre nomi, un mistero da risolvere: Sherlock, Lupin e io

Motivare. Incuriosire. Agitare le acque. Perchè è proprio così che nasce il desiderio di leggere: da una scintilla, da una domanda, da un personaggio che ci incuriosisce e ci invita a seguirlo. Il primo volume della serie Sherlock, Lupin e io, il cui titolo è “il trio...

Sussurri…

I nonni sono come isole

I nonni sono come isole

Nonni come luoghi che proteggono e accolgono, che profumano di casa e tempi lenti. Sono porti sicuri in cui approdare e mani aperte a cui tenersi. Nei loro gesti e tra le pieghe dei loro sorrisi si incastonano odori, ricordi e sensazioni che ci accompagneranno lungo...

Ma la notte…

Folletti…

IL GUANTO DI BABBO NATALE

IL GUANTO DI BABBO NATALE

IL GUANTO DI BABBO NATALE Il guanto di Babbo Natale è una storia semplice e deliziosa. È caratterizzata dall’essenzialità sia nelle illustrazioni sia nel racconto: poche parole, dosate, misurate ma che riescono a trasmettere la magia del Natale e del suo significato...

Condividiamo pensieri

Se quello che scrivo suscita la tua attenzione, se le mie parole in qualche modo possono sembrarti familiari, puoi contattarmi inviandomi una mail