Grovigli di Petra

Parole, letture, ricordi, racconti, passioni e pensieri

La donna degli alberi

È un libro che mi ha dato filo da torcere. Un libro lento, che racconta, descrive e delinea con la calma e l’imperturbabilità che contraddistingue la natura. I tempi sono distesi, lunghi e pieni di descrizioni. Nessun dialogo, solo una narrazione incessante attraverso la quale i fatti sembrano scorrere seguendo l’ordine naturale delle cose.

Le scene sono vivide, metaforiche, intense e piene di significati. La storia si dipana lungo i mesi dell’anno. Inizia ad ottobre e come seguendo i ritmi della natura, la protagonista giunta in questo posto di montagna dopo una vita rumorosa in città, si chiude in se stessa, va in letargo, assapora la lentezza della natura, ascolta i suoi suoni, i suoi lamenti, i suoi ostacoli. La natura selvaggia e ribelle la costringe in qualche modo ad adeguarsi e a stare con se stessa, a ricordare, guardare fuori dalla finestra per osservarne suoni, colori, abitanti e infine la sua potenza.

Scorre nelle vene di questo libro il concetto della metamorfosi, del cambiamento radicale, della trasformazione in qualcos’altro. Lei la protagonista senza nome, con un passato che le pesa ma che non viene tirato troppo fuori, arriva in questo posto lontano e selvaggio, giunge sul Monte, vive in una baita di famiglia che le risveglia antichi ricordi, passaggi adolescenziali, il suo essere forte e distruttivo allo stesso tempo. Lentamente si farà abbracciare dai ritmi e dalla stagionalità della vita vegetale. Una volpe le farà visita, un gufo le terrà compagnia la notte, un cane a lei molto caro diventerà il suo fedele compagno di vita. Al regno vegetale si affianca quello umano, ovvero dei pochi personaggi che abitano in questo posto e che lentamente diventeranno i suoi punti di riferimento. Al di là della montagna c’è lo Straniero con il giaccone rosso che ha come unico obiettivo quello di piantare gli alberi sul versante nord della montagna per aiutarla a resistere e ritornare fertile. La Guaritrice muta dalla nascita che parla solo la lingua della foresta, la Rossa che gestisce la locanda del paese e la Benefattrice che insegna ad assaporare il gusto della terra, sfamando chi ne ha bisogno.

Con il tempo e l’aiuto degli abitanti della montagna, la protagonista impara a entrare in sincronia con la natura, a farsi leggera come il vento o paziente come l’abete. Impara a dimenticare chi è stata per poter rinascere. Comprende che ogni vita umana o vegetale che sia, concorre al mantenimento del macrosistema organico che avvolge la terra. Ed è qui che avviene la metamorfosi, lei che con il passare del tempo è diventata parte di questo mondo lontano eppure vivido e forte, lei che ha seguito i ritmi della natura diventandone tutt’uno, acquisterà un nuovo nome, trasformandosi nella “donna degli alberi”.

 E’ un manifesto ecologico, il romanzo di Lorenzo Marone. E’ un racconto che ci insegna a rispettare la natura, una piccola luce che cerca di illuminare una via: quella che porta all’amore verso il prossimo, alla decostruzione del concetto di identità in favore del senso di appartenenza.

“Ma ci sono cose che si imparano nella tempesta, e la disperazione alla fine mi ha permesso di resistere, senza saperlo mi ha reso libera, mi ha obbligata al riposo, ha tolto alla silenziosa rabbia che mi muoveva vie di fuga e mi ha spinto al riparo. Mi ha consegnato alla fede più facile, l’accettazione, che non richiede preghiera”.

TITOLO: La donna degli alberi

AUTORE: Lorenzo Marone

CASA EDITRICE: Universale Economica Feltrinelli

PAGINE: 217

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