Siamo nel 1643 a Manningtree, una contea dell’Essex che cerca di sopravvivere mentre infuria una guerra civile e il fervore puritano con la paura della dannazione, attanaglia in ogni angolo, nascondendosi dietro ogni ombra.
Qui, in questo posto in cui gli uomini sono lontani per via della guerra, alcune donne, più sole di altre, più relegate ai margini di altre, iniziano ad essere oggetto di attenzioni particolari, incutono paura soprattutto per via della loro lingua affilata, del loro sguardo fiero, per il fatto che non si arrendono alla piega degli eventi.
L’oscurità con il suo mantello sta preparando la sua entrata trionfale e chi si trova sul suo cammino cerca in ogni modo di salvarsi, anche gettando fango su chi gli era amico, su chi gli era madre.
L’assenza, la paura dell’ignoto, di cosa non si conosce alimenta racconti, ingigantisce episodi, infarcisce aneddoti, riempie racconti, illude di poter garantire la salvezza eterna, di sapere, gonfia petti e indurisce volti. Non esistono più amici perché ognuno deve trovare il modo di salvare se stesso.
Il dubbio anima gli abitanti e la paura li fa muovere: inizia la caccia alle streghe.
Tutto comincia con una misteriosa malattia che colpisce un bambino e un Inquisitore che giunge nel paese proprio in quel momento… si fa presto a parlare di stregoneria.
Protagonista è Rebecca West, figlia della Beldam West: madre, compagna di bevute, donna secondo i più, poco raccomandabile. Aveva la lingua lunga, un carattere rude e poco incline ai convenevoli: colpe gravissime per una donna del ‘600.
Rebecca porta avanti la sua vita stancamente ma tutto le cambierà attorno quando in paese arriverà Messer Hopkins locandiere Inquisitore che ha come obiettivo quello di stanare il maligno in qualunque luogo si annidi.
“È giovane e bello. Scuro con una grazia che pare quasi femminea. Un paio di baffi curati e una bocca fine e leziosa. I suoi indumenti sono di una raffinatezza non comune a Manningtree e trasmettono un’eleganza tenuta a freno: gli stivali alti lucidati a fondo, i boccoli che gli sfiorano il petto . C’è tuttavia qualcosa di obliquo e inconsistente in lui, come se tutta quella facciata scenografica non ospitasse carne umana”
Hopkins manipola, sciorina sermoni, dicotomie, filosofeggia mentre tutti ascoltano in silenzio, non obiettano. Sono spaventati, sono nelle sue mani. Sono tutti suoi.
Iniziano gli arresti tra confessioni inventate, violenze psicologiche di ogni tipo, la prigionia lenta e snervante. Comincia un periodo in cui la crudeltà si fa ferocia, obnubilazione, ossessione, cattiveria pura o passatempo per chi crede di vedere e invece ha la mente annebbiata. Un sorriso beffardo può dare inizio a una spirale di vendetta e odio.
La sofferenza inizia a sgorgare dalle pagine. Se nel principio sembrava un racconto teso a delineare i contorni di un particolare momento storico all’interno di una piccola cittadina, a un certo punto l’escalation di cui si attendeva l’arrivo giunge pungente e immediata. Le immagini sono forti, si sente il dolore, la paura, si percepisce la solitudine di donne che senza poter contare sull’aiuto di nessuno sono bersaglio di uomini che stanno ottenendo un potere sempre più illimitato. Il libro racconta la storia di personaggi realmente vissuti in un contesto che ha portato all’impiccagione tra le cento e le trecento donne. Non è un libro che parla di magia ma del dolore provato da queste persone accusate ingiustamente di stregoneria rinchiuse in prigioni senza finestre lasciate solo con il calore di una candela che non gli veniva concessa per grazia ma che in qualche modo devono pagare.
Il fatto che narri eventi realmente accaduti rende la lettura più cruda e intensa. L’autrice mescola stili diversi: a volte a narrare è Rebecca e quindi in prima persona, altre volte no. In alcune porzioni il linguaggio è più elegante in altre è volgare e rude. Ne nasce una storia spaventosa e triste. Le pagine migliori sono quelle che raccontano la prigionia, meno la parte finale ovattata dalla ricerca di una conclusione positiva a tutti i costi.
TITOLO: Le streghe di Manningtree
AUTRICE: A.K.Blakemore
PAGINE: 334
CASA EDITRICE: Fazi Editore





