“Hotel del tempo perso” è il titolo del libro che fa parte di una nuova collana edita da Rizzoli e legata ai Dieci Comandamenti e consiste in dieci brevi libri scritti da altrettanti autori famosi. Quello di Ilaria Gaspari di cui vi parlo riguarda il comandamento “Non rubare”.
È un libro interessante, particolare nel suo genere, ironico e coinvolgente. Ciò che colpisce è la meticolosità con cui vengono scalfiti i caratteri dei personaggi della storia, ritratti nella loro complessità, delineati e descritti evidenziandone debolezze e piccole storture, ponendo allo scoperto le parti più recondite e meno visibili di ognuno di loro. Emergono così profili di Uomini e Donne incorniciati, definiti nei chiaroscuri di una vita che li ha visti protagonisti o solo gregari, finte eccellenze o brillantezze ossidate. Osservati da angolature inaspettate e non convenzionali con un piglio canzonatorio e occhio disincantato.
È un libro costruito in modo intrigante in cui ogni personaggio e ogni storia sono incastonate in una posizione precisa utilizzata e sfruttata benissimo per affrontare argomenti di una certa rilevanza, soprattutto quello attinente al titolo del libro. Affascina pur nella sua brevità e colpisce per la scrittura pungente, asciutta a tratti beffarda e irriverente.
L’Hotel in cui i personaggi si ritrovano per circostanze straordinarie o per casi fortuiti non è solo un luogo fisico ma una metafora: il rifugio delle nostre giornate smarrite, delle abitudini ripetute, degli automatismi che ci tolgono il respiro. Della vita che passa senza che noi ce ne accorgiamo, delle attese che immobilizzano, delle parole non dette e dei gesti mai fatti. È un libro “fermo” che smuove, una lettura che, mentre procede si insinua nella mente, brilla laddove non ce lo aspettiamo più mentre la patina del tempo che si posa è lì a ricordarci che ogni cosa, anche la più lucente, è destinata a consumarsi.





