Grovigli di Petra

Parole, letture, ricordi, racconti, passioni e pensieri

Accabadora

 L’ho acquistato un anno fa ed è rimasto per 12 mesi su uno scaffale della libreria. Lo guardavo, avvicinandomi più volte, sfiorandolo ma senza avere il coraggio di leggerlo. Per rispetto, per soggezione, per paura che fosse troppo? Chi può dirlo..

L’ho finito qualche giorno fa. Ovviamente i libri di Michela Murgia si presentano da soli, non ci sarebbe bisogno di recensioni, né di ulteriori spiegazioni, ci si avvicina ad essi in punta di piedi ma è su ciò che ti lasciano che bisogna dire. Il segno indelebile di un pensiero, la traccia che qualcosa ha attraversato la tua mente e ormai rimarrà lì, impresso per sempre. Non sono libri facili, immediatamente digeribili. Necessitano di giorni di decantazione, minuti nei quali chiudendo gli occhi senti salire il peso della storia, ore in cui le parole e le immagini si sommano agitando la psiche. Ti impongono di riflettere, di capire, di andare al di là di ciò che è giusto e sbagliato o della loro consueta definizione. Ti squarciano l’idea tradizionalmente appresa mostrandotela un’altra, meno consueta ma possibile, forse ammissibile. Una ricchezza, da accogliere e custodire.

Un piccolo gioiello. Una storia di cultura e tradizioni. Un racconto che narra le vicende di Maria e Tzia Bonaria Urrai, nel mezzo il tema dell’eutanasia e dei fill’e anima, figli non nati all’interno di una famiglia ma che venivano accolti e amati come tali. Non è tanto un’adozione o un affidamento temporaneo ma una forma di accoglienza nuda e pura che garantiva ai bambini di continuare a mantenere rapporti con la famiglia di origine ma anche la possibilità di un futuro diverso, forse migliore, sicuramente non quello scritto dal destino. Maria Listru era proprio questo, la fill’e anima di Bonaria Urrai, sarta stimata del paese di Soreni che però era avvolta da un’aurea di mistero e oscurità. La stessa oscurità che l’accompagna quando di notte esce all’improvviso, vestita tutta di nero. Le persone del paese la guardano con rispetto, gli uomini con timore. Provano quasi vergogna davanti a lei. Il perché si scoprirà solo alla fine. Quando si comprenderà e lo farà anche Maria quale sia il compito di una Accabadora.

 “Credi davvero che il mio compito sia quello di ammazzare chi non ha il coraggio il affrontare le difficoltà?”  

Sul piatto ci sono tantissimi temi. L’Accabadora è come una madre, colei che accompagna i suoi figli nell’ultimo viaggio, che aiuta il destino a compiersi, quando non ci sono più speranze o quando le speranze sono state perse per sempre. Come succede a Nicola fratello di Andrìa Bastiu che nel tentativo di vendicarsi di un torto ci rimette una gamba. Non vuole vivere, non accetta la sua condizione di esistenza a metà e per questo chiede aiuto all’Accabadora. Dolore, lacrime e rabbia sono le conseguenze. Distacchi, domande e interrogativi le accompagnano: Quanto è giusto interrompere una vita? Nicola sapeva cosa stava facendo? Quante colpe ha chi aiuta una persona ad andarsene?

“Farai tante scelte nella vita che non ti piaceranno, e le farai anche tu perché vanno fatte, come tutti”

Comprensione, è un altro tema. Quello che si intreccia con la realtà e a cui si giunge una volta che è passata la sofferenza, una volta che è andata via la collera. Quando forse si è pronti ad ascoltare e non giudicare.

“Le colpe come le persone, iniziano a esistere se qualcuno se ne accorge”

TITOLO: Accabadora

AUTRICE: Michela Murgia

CASA EDITRICE: Einaudi

PAGINE: 164

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