Oggi voglio parlarvi del libro di Donatella di Pietrantonio, vincitore del Premio Strega. Un racconto che parla di slanci e paure, silenzi e incapacità di comunicare, solitudini e legami, omissioni e solidarietà, desideri infranti e voglia di ricominciare. Sono molteplici le direttrici attraverso cui si articola la storia: c’è quella del rapporto genitori/figli, la complessa tessitura dei sentimenti che si snodano lungo le varie età della vita, il binomio male/bene e il legame con i luoghi di origine o di arrivo, luoghi che accolgono, luoghi frenano o che lasciano lividi.
La voce narrante è Lucia che ha salutato solo qualche tempo prima la figlia Amanda andata a studiare a Milano, salvo poi ritrovarsela a casa spenta, in pigiama, chiusa nella sua stanza e nel suo mondo fatto di non detti, porte sbarrate, libri chiusi e voglia di non essere più com’era.
“Milano o niente. Così diceva del suo futuro…Milano dove la vita sarebbe accaduta davvero”.
Lucia l’aveva vista partire sperando rappresentasse per sua figlia il viaggio per scoprire una parte di mondo, quello che fondamentalmente a lei non era mai riuscito di fare. Lucia era sempre rimasta lì, in un paese dell’Abruzzo, in quella porzione di Universo, vicina a suo padre, ai suoi ricordi, ai suoi demoni. Poi Amanda era tornata, in pausa dalla vita, dal percorso. Svuotata e ferma in un non tempo. Una condizione che Lucia non sa come affrontare, non sa come frantumare e penetrare quel velo freddo e distante che le separa. Ogni tanto ci prova con piccoli gesti, sguardi e monosillabi che le ritornano indietro, però, come un boomerang.
Se Amanda si è fermata, il padre, prosegue nel suo cammino, rifiutandosi di invecchiare. Un padre severo, a tratti egoista che continua a “dettare legge” nella vita di Lucia che invece è ferma e statica. Immobile. Un matrimonio finito alle spalle, i vestiti del marito ancora nell’armadio. Forse una speranza, forse incapacità di guardare la realtà, difficoltà a prendere in mano la vita e cambiarla, modificarla. Paura degli strattoni che fanno cadere, cautela nel vivere senza troppe contusioni.
“Di quella sposa ho esaurito il coraggio, i sogni. Non ho più la sua età, non ne ho la forza…Dimenticarli tutti. Mio padre mi chiede di accompagnarlo nel suo ultimo tratto, insiste che prenda quel terreno. A mia figlia devo restituire il mondo. Mi tirano ognuno dalla propria parte, al proprio bisogno. Mi spezzano.
Quel terreno è Dente del Lupo, possedimento di famiglia teatro anni prima di un delitto efferato. Un morso nella vita del piccolo paese dell’Abruzzo, una ferita aperta e mai chiusa in quella di Lucia e dell’allora sua migliore amica, Doralice. In una notte sono diventate adulte a soli vent’anni e hanno portato quel fardello per anni. Hanno coperto il dolore, i ricordi, il sudore e la paura fino a quel momento. Fino a quando il padre ha voluto riportarla proprio lì, in quel luogo ancora pieno di cicatrici, scelto come lascito. Come eredità: pesante, angosciosa, crudele.
Amanda e Lucia in questo sono vicine: entrambe spezzate. Unite nella fragilità insita all’interno di ogni cambiamento o evento che repentino e brusco crea lacerazioni e squarci. La fragilità può essere propria di un’età, di un luogo, di un momento, di una vita intera. La fragilità di un istante che può cambiare tutto e fermare il tempo. Occhi che rivedono quelle scene in loop, il cuore che batte all’impazzata, l’estate che lascia il posto in una notte sola, all’inverno buio e cupo. Anime belle, coperte di sangue, stroncate e frantumate.
La ricostruzione è lenta ma non impossibile. Le ripartenze sono difficili ma non irrealizzabili. Ci vogliono ruspe da demolizione per cancellare le tracce dell’orrore e permettere di ricominciare a edificare ognuno col proprio modo, ognuno col proprio sentire, ognuno insieme alle proprie spigolature.
L’età fragile è un racconto che scorre velocissimo, con una scrittura asciutta che va dritta al punto, senza lungaggini e senza risparmiare in durezza. La narrazione procedere senza intoppi, alimentando la curiosità del lettore che si ritrova catapultato in un tempo che procede per flashback e salti in avanti che non fanno perdere il filo e catapultano all’interno di una storia che pesca da fatti realmente accaduti: il delitto del Morrone.
TITOLO: L’età fragile
AUTRICE: Donatella di Pietrantonio
EDITORE: Einaudi
PAGINE: 176





