Grovigli di Petra

Parole, letture, ricordi, racconti, passioni e pensieri

Madre d’ossa

TITOLO: MADRE D’OSSA

AUTORE: ILARIA TUTI

EDITORE: LONGANESI

PAGINE:395

Simboli, storie sfilacciate, il passato che torna, la mente che si annebbia, il congedo da una vita che a poco a poco perde consistenza.

L’ultimo giallo di Ilaria Tuti è un elogio alla memoria che si perde e riaffiora, alla vita trascorsa e che ritorna come uno schiaffo. E’ un viaggio tra i suoi enigmi e i ricordi che destano paura, che hanno ferito o creato mostri e credenze. Un percorso per ritrovare se stessi o quello che ne rimane, di crescita attraverso la discesa negli inferi e il ritorno.

Il romanzo inizia con Teresa Battaglia, sporca e confusa accanto a un cadavere di cui non ricorda nulla. La trova Massimo Marini a seguito di una telefonata anonima. Tutti gli indizi sono contro di lei ma la mente umana è molto più complessa e Massimo lo ha imparato bene proprio da quella donna che adesso ha bisogno di essere protetta, anche da se stessa. Parte così un’indagine che conduce negli abissi delle tenebre e nei sotterranei di un tempo scomposto.

C’è una spirale, un simbolo, alla testa di un percorso fatto di cerchi concentrici e linee curve che fanno perdere l’orientamento, annebbiare la mente tremare dalla paura perchè dall’altra parte a tenere le fila di tutta la storia c’è l’oscurità che vibra, chiama, sussurra, fa tendere l’orecchio e trasalire.

“Un’eredità di energie, di sangue e di cultura”.

Ci sono i corpi che riaffiorano dalla terra, ossa che tornano in superficie come a gridare salvezza o solo comprensione per qualcosa che superiore al loro volere non hanno potuto o voluto rifiutare o scegliere.

Teresa Battaglia un tempo avrebbe letto tra i silenzi, osservato tra le macerie, ascoltato tra i bisbigli e appuntato, schematizzato ma adesso la sua mente non è più quella di un tempo, a volte non si riconosce, non riesce a decifrare le lettere, non ricorda, poichè la malattia sta prendendo il sopravvento, intricando i pensieri e lasciando solo barlumi di lucidità. Teresa però non è sola ma può contare su coloro che per anni sono stati i suoi colleghi e che adesso sono la sua famiglia. Parisi, De Carli e Marini che con dolcezza, sentimento e nostalgia non la abbandonano, non la fanno sentire sbagliata, non la lasciano mai sola. Sono scudo e squadra, insieme anche in questa storia che riporta a un antico primordiale, un tempo arcaico, un passato tracciato e vissuto che nel tempo ha solcato strade che guidano, sviano, frantumano, mettono in allarme, sacrificano e sottomettono. Il passato può tornare e a volte è il peggio che possa capitare.

“Non c’è altra via che attraversare la notte per giungere all’alba.”

E’ una caccia ambientata in paesi di confine ricchi di miti in cui Paganesimo e Cristianesimo si sono fusi per sempre. Cio che è stato richiede di essere decifrato aggirandosi tra piccoli tasselli di un puzzle in un cui i pezzi sembrano essere tutti uguali, intercambiabili, sovrapponibili. Qualcuno si nasconde, scappa, lascia indizi che vuole vengano trovati, setacciati per dare una spiegazione al presente.

Teresa e Massimo si muovono tra ipogei, grotte, sepolture longobarde, pugnali di famiglia, resti di “morti inquiete” che giacciono nel ventre di  una terra gravida di segreti e ritualità. 

E’ caos. E’ un inferno umano, che porta con sé disordine e apre le porte a un’umanità feroce e inferocita. E’ dolore che riaffiora dal passato e che qualcuno vuole conservare, tramandare e proteggere ad ogni costo. C’è la maternità, quella mancata di Teresa impressa in una cicatrice gonfia di strazio, ci sono madri bambine, donne con le scapole alate, figli che soggiaciono al destino, grembi carichi di redenzione.  Anime sacrificabili e carnefici dallo sguardo addomesticato. 

Madre d’ossa profuma di un dolore nostalgico, di quello che scorre nelle vene di chi sa che a breve perderà pezzi di vita, di quello di figli chiamati a diventare adulti in un sussulto. Cuori che si frantumano nella presa di coscienza che tutto cambia, nasce e muore lasciando briciole.

Il viaggio di Teresa è senza ritorno. Un commiato lento e inesorabile che Ilaria Tuti traccia legandolo all’oscurità e alle tenebre. Dirsi addio non è mai facile, non è alba ma tramonto, bruma, chiaroscuro che forza, incide, commuove, dà vita a slanci delicati fermati nel tempo e nello spazio come a creare un lascito, un segno per fermarlo e tornarvici a volte con la mente e gli occhi umidi.

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