Io che non amo particolarmente gli stalli, le vie di mezzo, in autunno, quando tutto sta passando e ancora non è, ci sto bene.
Non è più ciò che era ma non è ancora tutto finito, spogliato di ogni cosa. Sento il tepore dei primi fuochi, l’odore di caldarroste, le giornate brumose che nascondono strati di colori destinati a svanire lentamente. Foglie che assumono carattere e forza, non c’è solo il verde ma una gradazione che affolla la vista. È come se tutti i ricordi del passato, di ciò che poco prima è stato, si preparassero per congedarsi. Per lasciare posto a qualcos’altro.
Un momento di passaggio ma dei più belli, di quelli che non lasciano angoscia o turbamento ma in cui sedendoti con una tazza di tè in mano puoi osservare il mondo che cambia, che si colora per un’ultima volta prima che tutto cada e lasci il posto al freddo.
È un arrivederci ma senza tristezza è l’abbraccio e l’attesa per ciò che verrà, è profumo di mosto, di bruschette con l’olio nuovo, sono le immagini dei miei genitori e di tanti altri che tra poco stenderanno i teli sotto gli alberi di ulivo, è il rumore dei frantoi aperti. È vita, che torna, si agita, coglie il bello in quello che c’è, in quello che la vita offre, si ferma, si sofferma e solo guardando le sfumature, sentendo gli odori, lasciandosi accarezzare dal vento che lentamente porta via con sé foglie, pensieri, immagini ci prepara riempiendoci l’anima.





